La nuova normativa europea sulla mobilità e la situazione in Italia e in Piemonte

L’Unione Europea ha deciso di vietare la vendita di nuove autovetture alimentate a combustibili fossili dal 2035 e di vietarne la circolazione a partire dal 2050 per raggiungere la neutralità climatica. Già da diversi anni per cercare di ridurre il pesante inquinamento atmosferico, le Regioni della Pianura Padana impongono limitazioni stagionali alle auto con categoria EURO inferiore a 3.

Il parco circolante italiano di autovetture ha una vita media di circa 13 anni: quindi circa la metà delle auto non potranno più circolare e altre avranno notevoli limitazioni per almeno 6 mesi all’anno (i mesi invernali vedono un aumento significativo dell’inquinamento negli strati più bassi dell’atmosfera).

Sotto la pressione delle sempre più stringenti normative europee e del probabile aumento dell’inquinamento atmosferico (dovuto anche al riscaldamento abitativo), gli italiani dovranno cambiare le proprie auto, rivolgendosi  vetture a “zero emissioni”. Il costo di questo cambiamento sarà elevato e solo in parte coperto dagli incentivi. La sostituzione dell’autovettura è, di conseguenza, un’opzione non praticabile da quasi un quarto degli italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà (dati ISTAT 2021). 

Il maggior ricorso ai mezzi pubblici è un’alternativa non sempre praticabile, soprattutto nelle zone montuose (35% del territorio italiano è montuoso mentre in Piemonte la percentuale arriva al 43%) e nelle zone a orografia complessa come nel caso dei territori costieri o tempestati da laghi e corsi d’acqua. Inoltre, a rendere ancor più difficile l’utilizzo dei servizi di trasporto pubblico incide anche la dispersione della popolazione in centri piccoli, soprattutto nelle zone di confine come quella della Provincia del VCO, che rende economicamente poco sostenibile la gestione di una rete capillare di linee di trasporto pubblico.

La transizione ecologica dei trasporti rischia quindi di marginalizzare ulteriormente e nel giro di poco tempo ampie fasce della popolazione italiana e del territorio nazionale generando ricadute negative sulle condizioni socioeconomico delle persone e sul settore turistico. Una riflessione e la sperimentazione di modelli innovativi di mobilità è quindi necessaria, in particolar modo nelle aree esterne dell’Italia settentrionale.


Il 28 marzo 2023 il Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che raccoglie i ministri dei Paesi membri, ha approvato la nuova legislazione comunitaria relativa alla vendita e all’utilizzo di autovetture e van privati: la normativa prevede il divieto di vendita di macchine e van alimentati a combustibili fossili a partire dal 2035 come step necessario per raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

Cosa vuol dire nella pratica? L’Unione Europea si è posta il 2050 come obiettivo per la neutralità climatica ovvero l’azzeramento delle emissioni rendendo così l’Europa il primo continente a raggiungere questo importante traguardo. Per questa ragione l’UE a partire dal 2019 ha lanciato il Green Deal Europeo, una serie di proposte e iniziative politiche necessarie per raggiungere la neutralità climatica. L’Unione Europea, così facendo, persegue anche uno dei principali Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile stabilito dall’ONU nell’intraprendere le azioni necessarie per combattere il cambiamento climatico e il suo impatto. 

Uno dei temi principali della transizione verde è quello dei trasporti. I trasporti, infatti, contribuiscono in misura determinante alle emissioni di CO2 con circa il 15% delle emissioni totali nell’UE: di queste oltre il 70% derivano dal trasporto su strada.

Dal 2035 non sarà più possibile vendere o acquistare automobili e van nuovi alimentati da combustibili fossili; a partire dal 2050, invece, l’obiettivo della neutralità climatica prevede che sulle nostre strade non potrà più circolare nessun mezzo che sia alimentato da combustibili fossili. Ma l’Unione Europea non è l’unica a imporre limiti alla circolazione. 

Per cercare di rispettare i limiti europei di inquinanti in atmosfera, e proteggere la salute dei cittadini, ormai da anni i Comuni italiani impongono il divieto di circolazione ai veicoli maggiormente inquinanti, riferendosi alla classificazione “EURO”, ben nota a tutti gli automobilisti. In Italia si tratta principalmente dei grandi comuni della Pianura Padana che ormai da anni, soprattutto nei periodi invernali, vedono un aumento vertiginoso di inquinanti nell’aria.

Recentemente e con sempre maggior frequenza anche nei Comuni minori vengono imposte limitazioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti. All’interno di un Piano congiunto di riduzione delle emissioni inquinanti nella Pianura Padana con la Lombardia, già dal 2021 il Piemonte ha introdotto una nuova normativa che prevede il divieto di circolazione di auto diesel e diesel inferiori o uguali a EURO 2 (EURO 1 per auto GPL e Metano) e il divieto di circolazione diurno in giorni feriali di auto diesel inferiori o uguali a EURO 3 che si estenderà anche alle EURO 4 e EURO 5 dal 15 settembre 2023. Queste limitazioni si applicano in gran parte del territorio piemontese, eccetto le zone di montagna. La normativa in questione è strutturale e prevede la limitazione alla circolazion in maniera sistematica. Tuttavia, i Comuni stessi possono emanare limitazioni ancora più stringenti in relazione al crescere del livello di inquinanti nell’aria a prescindere da quanto stabilito dalle regioni.


Il parco circolante e le condizioni socio-economiche

Il parco circolante di autovetture in Italia ha un’età media di 12 anni e 6 mesi, mentre la media europea nel 2021 era di circa 12 anni ma con grandi differenze tra la Grecia con 17 anni e il Lussemburgo con 7 anni e mezzo.

A seguito della crisi economica causata dalla pandemia le condizioni socio-economiche in Italia sono peggiorate: l’indice medio di povertà assoluta è passato dal 7% per le famiglie e 8,4% per gli individui a rispettivamente il 7,7% e 9,4% nel 2020. Il 2021 ha visto una timida diminuzione della povertà assoluta per le famiglie (7,5%) e un dato invariato per gli individui. Tuttavia, considerando lo scoppio della guerra in Ucraina e il conseguente e generalizzato aumento dei prezzi, ci si aspetta per il 2022 e il 2023 un aumento della povertà assoluta.(1)

La situazione socio-economica precaria, probabile causa di un’età media così alta del parco circolante, renderà molto difficile il rinnovamento delle autovetture nei prossimi anni, in particolare verso i modelli a trazione elettrica, che hanno ancora un prezzo più alto degli equivalenti modelli benzina o diesel, in minima parte compensati dagli incentivi statali.

L’utilizzo medio giornaliero delle auto da parte dei lavoratori è di circa un’ora e 15 al giorno per gli spostamenti. Tuttavia, i chilometri percorsi giornalmente sono pochi, se la lunghezza media è di circa 30km, un gran numero di persone, in realtà, si sposta per giusto un paio di chilometri. Il resto del tempo, normalmente, viene perso nel traffico e nella ricerca del parcheggio. Ciò significa che le auto stanno ferme generalmente l’intera giornata e il loro utilizzo è oltremodo limitato in durata e percorso.


La situazione in Piemonte

Su circa 3 milioni di autovetture circolanti in Piemonte secondo i dati dell’ACI, poco meno di due milioni appartengono alla categorie inferiori a Euro 6 e di queste poco più di un milione alle categorie inferiori a Euro 5 e quindi sono considerate molto inquinanti. L’età media delle autovetture in Piemonte è di poco maggiore ai 13 anni e solo circa 850.000 hanno meno di 5 anni, mentre oltre un milione e mezzo ha più di 15 anni. Al netto delle auto d’epoca che rappresentano una percentuale irrisoria del totale, questi dati ci indicano come un importante numero di autovetture in Regione dovranno essere sostituite, per poter circolare nelle città piemontesi con più di 15.000 abitanti.

Grafico rappresentante le autovetture in Piemonte per tipo di alimentazione nel 2022

Proviamo a immaginarci già nel 2050, con la norma europea che vieta l’utilizzo di autovetture con combustibili fossili ma con il parco autovetture attuale. Quante sarebbero quelle che non potrebbero più circolare in Piemonte? Secondo i dati dell’ACI del 2022 nella regione erano presenti circa 3 milioni di autovetture. La quasi totalità è alimentata da combustibili fossili con la benzina (1,4 milioni) e il gasolio (1,04 milioni) come principali fonti di alimentazione. Considerando anche le altre forme di alimentazione totalmente o parzialmente a combustibili fossili come le auto a GPL e metano o quelle ibride a benzina o gasolio, se fossimo nel 2050, praticamente nessuna delle autovetture attualmente in circolazione potrebbe continuare a circolare.

Grafico rappresentante la classificazione EURO delle autovetture in Piemonte nel 2022

Fortunatamente abbiamo ancora tempo per adeguarci alla normativa europea. Le istituzioni dell’UE hanno stabilito una serie di passaggi prima di arrivare alla neutralità climatica nel 2050 come il divieto nel 2035 di vendita di autovetture nuove alimentate a combustibili fossili e ciò diminuirà inevitabilmente questo tipo di autovetture in circolazione.Considerando che la vita media di un’autovettura in italia si aggira intorno ai 13 anni, per il 2050 dovremmo essere riusciti ad abbandonare definitivamente i combustibili fossili dalle nostre auto.

 

Il contesto geografico gioca un ruolo fondamentale. Se la percentuale di montagna in Italia è del 35%, in Piemonte supera il 43,3%, mentre la Provincia del Verbano Cusio Ossola la percentuale di montagna si aggira al 99%, il che ne fa una delle sole tre province italiane considerate come totalmente montuose (insieme a Belluno e Sondrio). Le peculiarità territoriali determinano una differenza sostanziale nello sviluppo viario e infrastrutturale del territorio nazionale, regionale e provinciale. Inoltre, va registrata anche la differenza rispetto alla composizione territoriale di altri Paesi europei come la Germania e la Francia in cui si registra una percentuale maggiore di territorio pianeggiante. In molte Regioni italiane la situazione può considerata analoga a quella piemontese: infatti, la maggior parte del territorio nazionale è a orografia complessa, ovvero caratterizzato da paesaggi montuosi, collinari o con valli e coste frastagliate. La geografia della penisola italiana ha determinato uno sviluppo viario che afferisce ai pochi e grandi centri urbani. Di conseguenza, la limitazione di traffico nelle città ha un impatto su un numero maggiore di cittadini poiché, nei fatti, si estende a tutta la rete viaria che afferisce alle città stesse.


Transizione ecologica: quali modelli di mobilità?

Risulta quindi evidente che per le fasce più povere della popolazione che vivono e lavorano lontano dalle grandi aree urbane non sarà possibile passare a una mobilità sostenibile con gli attuali modelli disponibili per diverse ragioni:

  • l’acquisto di un veicolo privato non inquinante ha costi non affrontabili;
  • il trasporto pubblico è scarsamente diffuso perchè non sostenibile dall’Ente pubblico;
  • le distanze dai centri abitati maggiori da raggiungere per lavorare, studiare e usufruire dei servizi (talvolta anche decine di km) rendono non applicabile di fatto l’utilizzo delle biciclette o altri strumenti di micro-mobilità.

La crisi climatica e il cambiamento di modello di vita a seguito dell’esperienza del COVID stanno però spostando l’attenzione e gli obiettivi di molte persone e famiglie verso la vita nei piccoli centri, con una rivalutazione significativa dei piccoli borghi costieri, collinari e montani, non solo a da parte dei turisti ma anche di cittadini residenti.

L’esigenza e la richiesta di un mobilità ecologicamente ed economicamente sostenibile è destinata ad aumentare esponenzialmente e non solo sulla spinta degli obblighi normativi.

Modelli innovativi di mobilità, basati sul car-sharing e sulla mobilità intermodale, sostenibile e con un approccio maggiormente comunitario, potrebbero rappresentare soluzioni efficaci ed efficienti.

È quindi tempo di progettare e sperimentare modelli e applicazioni innovativi, magari in aree marginali adatte allo sviluppo di prototipazioni in piccole comunità, cogliendo l’opportunità del sostegno dei molti fondi pubblici disponibili in questi anni.

In caso contrario, il rischio concreto è di marginalizzare ancora di più persone già in difficoltà e aree del nostro Paese che hanno grande valore ambientale e paesaggistico con grandi potenzialità di garantire una vita sostenibile.

 

dott. Davide Bolzoni – European Policy Expert

ing. Paola Bazzoni – Senior Innovation Manager



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