Enti e imprese che intendono partecipare al programma per il finanziamento della ricerca in Europa dovranno dotarsi di un Gender Equality Plan (GEP): non un documento generico ma la formalizzazione di una procedura di lavoro, adottata dai vertici e integrata nell’organizzazione delle attività. L’adozione del GEP è obbligatoria per gli enti pubblici dai bandi del 2022 e raccomandata per le imprese, ma sarà obbligatoria per tutti i partner dai bandi del 2023: un forte segnale di svolta, ma anche un requisito impegnativo… Infatti per la Commissione “il GEP è una serie di impegni e azioni volte a promuovere la parità di genere in un’organizzazione, attraverso un cambiamento istituzionale e culturale”.

La Commissione Europea ha quindi pubblicato una guida esplicativa per chiarire i contenuti del documento, le modalità di definizione e attuazione di un GEP, con l’obiettivo di supportare le aziende a rispettare i requisiti della Commissione.

Il GEP deve necessariamente includere 4 ‘building blocks’:

  1. Essere un documento pubblico firmato dai vertici dell’organizzazione e pubblicato sul sito.
  2. Disporre di risorse ed expertise dedicati per la sua implementazione.
  3. Includere un sistema di raccolta dati separati per genere e utilizzati ai fini del Piano.
  4. Includere formazioni e altre azioni di sensibilizzazione alle tematiche legate alla parità di genere.

Inoltre, si raccomanda di considerare 5 aree tematiche al fine di assicurare la stesura si un GEP di qualità. Il GEP deve quindi prendere in considerazione di:

  1. Equilibrio lavoro-vita privata e una cultura aziendale inclusiva.
  2. Parità di genere nella leadership e nei processi decisionali dell’organizzazione.
  3. Parità di genere nei processi di reclutamento di nuove risorse e nell’avanzamento di carriera.
  4. Inclusione della questione di genere all’interno dei programmi di ricerca e insegnamento.
  5. Misure contro la violenza di genere sul luogo di lavoro.

La procedura consigliata per lo sviluppo e l’implementazione di un GEP consiste in 4 fasi:

1. Audit: raccolta dati separati per genere, individuazione dei problemi, carrellata della legislazione esistente e delle risorse disponibili.

2. Planning: definizione degli obiettivi e delle azioni e policies (con relative tempistiche) per la loro realizzazione.

3. Implementazione: implementazione delle attività, che devono includere formazioni, azioni di capacity-building, nonché campagne per aumentare la visibilità del GEP all’interno e all’esterno dell’organizzazione.

4. Valutazione: revisione dei risultati ottenuti, raccolta feedback, processo di apprendimento necessario per correggere/riformulare il GEP per il ciclo successivo.

La Commissione tiene a sottolineare l’importanza di includere tutta l’organizzazione nelle varie fasi del GEP, in modo da trasmettere l’importanza della tematica a tutti i suoi membri e da assicurare il successo dell’iniziativa. Naturalmente ogni GEP deve essere sviluppato in linea con le specificità di ogni organizzazione, quali le dimensioni, la struttura organizzativa, il settore di attività.

Inoltre, la guida è ricca di esempi, modelli e best practices da cui ispirarsi o a cui chiedere consiglio nella definizione di nuovi GEP. Sono peraltro citate numerose risorse e fonti sulle tematiche legate alla parità di genere nel campo della ricerca e dell’industria. Infine, si propongono esempi di risorse da dedicare al reale conseguimento della parità di genere in un’organizzazione, quali un ufficio apposito, l’allocazione di una parte dell’orario di lavoro dei dipendenti alla partecipazione al piano, nonché azioni di gender budgeting.

E’ inoltre stato realizzato uno strumento online per l’analisi dello scenario, la redazione del piano, l’attuazione e il monitoraggio delle azioni e risultati, nell’ambiente dell’università e della ricerca: GEAR  è disponibile sul sito di EIGE – European Institute for Gender Equality, che ha supportato la Commissione nella redazione della GEP Guide e d è molto utile per chi approccia per la prima volta la sfida della strutturazione di un GEP, anche in azienda.

Diverse organizzazioni pubbliche o private in tutta Europa hanno già adottato e formalizzato strategie per la parità di genere nel proprio ambiente di lavoro, anche se a volte non si chiamano esattamente Gender Equality Plans: la Commissione accetterà quindi anche piani preesistenti (o debitamente rielaborati) purché rispondano ai criteri elencati nella guida, e in particolare includano i 4 building blocks.

L’Europa accelera: anche sulla parità.

dott. Beniamino Brunati – European policy expert
ing. Paola Bazzoni – senior project manager & developer